lunedì 19 luglio 2010







Avevo pensato, iniziando a lavorare da sola, di poter coniugare conti e umanità. In questo ho fallito. Hanno vinto loro, almeno la prima battaglia. Con gli anni ho imparato a non sopportare più i clienti, a prosciugare la pazienza a cedere al nervosismo. Si, è vero, gli ultimi quattro anni avrebbero fatto cedere anche un santo, ma non posso nasconermi dietro agli alibi. Sarebbe stato troppo facile portare a termine la mia missione senza ostacoli, i problemi di salute, familiari etc, dovevano essere messi in conto e ho fatto un budget troppo al ribasso rispetto alla realtà.
Oggi però è andata bene. Avevo l'ansia nel dover incontrare il tal cliente, ho sempre pensato che fosse un troglodita e il suo fare mi intimoriva non poco. Però sono riuscita ad accoglierlo con il sorriso, a farlo accomodare e a farlo parlare, riscoprendo anche il lato umano di un uomo. Lo so, un contabile non è uno psicologo, ma quando entri nelle case delle persone, non puoi fare a meno di anteporre i visi ai numeri. Almeno io non riesco a farlo. Forse non sono tagliata per questo mestiere, forse invece è proprio il lavoro che dovrei fare a vita. Ora non riesco a capirlo, ho bisogno di tempo, ho bisogno di serenità e di voglia di tornare ad essere me stessa, solo così potrò scegliere cosa fare da grande. Proseguirò il mio anno sabbatico cercando di guardarmi sempre più a fondo, sempre più diretta, fino ad arrivare al punto in cui tutto fa male. Voglio imparare ad amare anche il peggio di me, solo così so crescere, solo così so vivere.

2 commenti:

  1. Capire il dolore per amare il piacere. Amare il peggio per ambire a migliorarsi. Ne parlammo tempo fa.io.

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  2. già... si vede che a volte si accede allo schema successivo del gioco, ma la dinamica resta la medesima... come a pac man, solo che i fantasmi sono più insidiosi ai livelli superiori :)

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