martedì 4 marzo 2008
sabato 23 febbraio 2008
C'è una cosa che mi manda ai pazzi. Perdere le persone. L'ho già detto e lo dirò ancora mille volte. C'è la morte, e con quella non ci puoi fare nulla: vince lei, anche quando ti chiedi perchè. Poi ci sono altre persone che un giorno sono nella tua vita. Persone con le quali esci, mangi, ti ubriachi, ti confidi, dormi, fai i viaggi. Amici, mi verrebbe da dire, se non fosse che.... Che un giorno mandi un messaggio e non vedi arrivare una risposta. Persone che chiami e non rispondono. Persone che ieri c'erano e oggi no e non riesco a spiegarmi perchè. Come lui.
Ci sono stata male per un bel po', ho pensato di aver fatto qualcosa di sbagliato, poi ho capito che non era così, ma di fatto lui non c'è più. Ogni we mi viene voglia di chiamarlo per dirgli di uscire con noi, come quando eravamo un triumvirato: gibson, io e lui... sempre insieme. Però poi ho paura. Paura di un altro no che sarebbe troppo pesante, allora sfodero tutto il mio cinismo e penso che è meglio così. Che non ho voglia di avere a che fare con persone del genere, che è lui che ci perde e che a me resta la cosa migliore che potesse darmi: due bacchette da infilare nei capelli che mi ha portato dal Giappone. Certezze che di solito perdo al primo risveglio o alla seconda birra.
E' che mi manchi idiota.
mercoledì 20 febbraio 2008
Da oggi prende il via una nuova rubrica dal titolo "I RACCONTI DEL CELLULARE". Gli argomenti saranno vari: appunti, spizzichi e bocconi, foto rubate qua e là, elucubrazione di ogni genere in ordine sparso.
IN VIAGGIO PER PADOVA - andata e ritorno - 13 febbraio 2007
ORE 10.30: LA VITA FA TIC TAC
Attendo l'attibuzione del binario e mi guardo intorno. I visi accanto a me sembrano di un omogeneo color grigiastro e sembrano tutti seri, mi chiedo se anche io appaio così ai loro occhi. Intorno è tutto movimento: persone, valige, vagoni, i cartelloni degli orari in continuo aggiornamento, minuti che si accumulano a minuti di attesa. L'eurostar sul binario 10 viaggia con 10 minuti di ritardo. Nemmeno la pubblicità resta ferma su cartelloni scoloriti, si alterna su monitor LCD e la vita fa tic tac.
ORE 11.45: CAFFE' BECAUSE
Sta arrivando l'omino, quello con la voce da citofono e il campanello sul carrello delle bevande "caffè, cappuccino, paaaaaninii". C'è un ragazzo inglese nello scompartimento con me, penso sia uno studente di architettura, continua a schizzare sulla moleskina dei prototipi di sedie. Chiede un caffè. L'omino, in quel dialetto che sa di qualunque cosa tranne di italiano, chiede "che lo vuoi lungo, corto, macchiato". Il ragazzo lo guarda timido e dice "I'm English" e l'omino sfodera tutta la sua padronanza delle lingue: "che lo vuoi small (indicando con la mano "piccolo") o BECAUSE (indicando con la mano "grande"). Ovviamente non ho resistito, sono scoppiata a ridere e poi mi sono tuffata tra le pagine del libro che stavo leggendo: Fontamara, mai lettura fu più azzeccata.
ORE 12.21: PASSING PESCHIERA
Tra poco sarò nella mia terra e già intravedo nella campagna e nei vigneti circostanti, le case colorate con le finestre bordate di bianco. La mia terra è fatta così: filari interminabili di viti e frutteti e verde geometrico intervallato da zolle di terra bruna smossa da poco. Forse è per questo che qui riesco a ritrovare il filo rosso dei miei pensieri, della mia vita, dei miei "c'è da fare". Qui riesco a sentirmi circondata da metodo e passione ed è con metodo e passione che vorrei affrontare la vita. Io che amo il profumo della polvere cementizia, qui ritrovo il gusto di respirare e, anche se sono ancora su questo treno che puzza di sferragliamento, sento l'energia del verde che, ordinatamente, sta per germogliare.
13.26 ARRIVO A PADOVA
ORE 20.20: STO TORNANDO A CASA
E' che forse amo troppo e per questo non sarò mai davvero serena. Come adesso che sono su questo treno e dal finestrino scorre via solo una lastra nera e qualche bagliore. Però ho sentito il respiro sospeso e quel tremore alla bocca dello stomaco. Era il mio fiume che scorreva sotto i binari, erano le mie vene che gli facevano da letto. Eppure mio non è, come ogni cosa che mi tormenta il cuore, come ogni cosa che genera quella malinconia che amo, come ogni cosa che mi spinge ad amare di più. E' la vita che non ho che amo ed è la vita che non ho che mi spinge avanti, che mi fa superare le barriere dei miei limiti per poter fare qualche cosa in più. E' l'avviso che mi ricorda quel gradino che altrimenti non vedrei "mind the gap"
le altre foto sono qui