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lunedì 13 ottobre 2008


E adesso che sono arrivato
Fin qui grazie ai miei sogni
Che cosa me ne faccio
Della REALTà



Adesso che non ho
Più le mie illusioni
Che cosa me ne frega
Della VERITà



Adesso che ho capito
Come va il mondo
Che cosa me ne faccio
Della SINCERITà
E adesso
E adesso



E adesso che non ho
Più il mio motorino
Che cosa me ne faccio
Di una macchina



Adesso che non c’è
Più Topo Gigio
Che cosa me ne frega
Della Svizzera



Adesso che non c‘è
Più brava gente
E tutti son più furbi
Più furbi di me



E ADESSO CHE TOCCA A ME
E ADESSO CHE TOCCA A ME
E ADESSO CHE TOCCA A ME


E ADESSO CHE TOCCA A ME



E se penso che non più tardi di sei mesi fa, sarei crollata ascoltando questa canzone. Mi sarei aggrappata al volante e avrei ingoiato bocconi amari e invece sta sera no. Sta sera sono stanca e sono felice. Prima lezione di linguistica, 5 libri da preparare per l'esame... mi scappa già da ridere. E poi oggi sono andata a prendere il piccolo a scuola, era da una vita che non lo facevo, e quei bischeri dei suoi compagni nani, lo hanno aspettato alle 14 per fargli i complimenti per la zia. E poi penso che oggi ho abbracciato la mamma, e penso che domani avrò paura a farlo, e che mia sorella adesso mi parla senza mandarmi affa ogni secondo. Allora ci sta tutto, compreso il divano che mi aspetta, il cow boy che mi abbraccia, Paolini in dvd che racconta, il gelatino e il pigiama e che questa giornata finisca così.




giovedì 4 settembre 2008





C'è questa estate che è ancora in giro, come le mille cose che ho messo in valigia e che non ho ancora voglia di ritirare al loro posto. Oggetti occupano spazi che non gli appartengono e creano quell'atmosfera caotica che sembra molto più casa di quell'ordine intonso che ha aspettato il mio ritorno.

E c'è questo autunno di nuova stagione, un palinsesto offerto in sconto, almeno questo dicono le pubblicità, un ordine precostituito che si insinua nelle serate vuote.
C'è quel film che mi viene in mente "questo è il mio spazio, questo è il tuo spazio". Avevo imparato così bene a stare rigida sulle punte e mantenere le distanze con le braccia rigide, poi è arrivata l'ernia e niente più tacchi. E' bastata una semplice debolezza alla caviglia per aver bisogno di allungare la mano e trovare qualcuno pronto a sorreggermi.
Così questa estate che non vuole essere sezionata nei rispettivi cassetti, ha annullato gli spazi. Tutto è stato così piccolo e condiviso: la macchina, le camere sparse per la Francia, il micro appartamento del mare. Ci siamo invasi gli spazi, abbiamo rilassato le braccia e abbiamo danzato. Ho sentito scricchiolare quel muro di ghiaccio sotto il calore di una condivisione perfetta, sotto il peso incessante del bisogno di credere totalmente a chi dorme accanto, un bisogno dapprima fisico e poi morale. Vacillano le mie convinzioni e gli equilibri che mi avevano insegnato a non avere, in fondo , bisogno di nessuno per stare in piedi.
Penso che scegliere di abbattere gli spazi, sia un bisogno di sentirsi imperfetti, deboli a volte, e dannatamente amati. Implica una scelta, univoca, indissolubile, irreversibile. Significa giocarsi tutte le carte, non tenere aperte delle porte, non giocare in difesa e questo fa paura, dannatamente paura. Abbattere tutte le stampelle che mi sono costruita in anni di solitudine e cinismo, in anni di ricostruzione di dignità e amore proprio. Implica rischiare tutto, scommettere fino all'ultimo centesimo su un cavallo che non è dato poi tanto per vincente e non mi è ancora chiaro se è tutto dannatamente stupido o dannatamente bello. Ritrovarsi, annullarsi, moltiplicarsi..... fidarsi...... fondersi

mercoledì 1 agosto 2007

quadro o cornice?

Serata in famiglia che mamma e papà partono domani. Si chiacchera tra donne, sedute in giardino al lume delle candele. Mia sorella, opportuna come un attacco di dissenteria che ti coglie mentre sei bloccato in un ascensore al 15 di agosto e con quel piglio da maghetta svarionata, vittima dei troppi fumi esalati dalle proprie pozioni, mi dice che sono una donna castrante ('nartra volta). Che considerando che saturno entra nel segno, gira a destra, fa una gira volta e la fa un'altra volta, io tendo a prevalere sui segni di fuoco ed è un disastro e che devo stare attenta (agitando il dito indice a modi maestrina vergine delle scuole piemontesi ai tempi di Cavour).


In tutto sto sproloquio di parole comprate al tre per due, ribadisce che io sono troppo maschile all'interno della coppia. La mia quinta di reggiseno si alza offesa e inizia a gridare "e noi ti sembriamo maschili?!?!??!" Bene, allora parliamone della mia "mascolinità". Sono una donna che se la sa cavare, che se proprio la lasci sola in un modo o nell'altro si arrangia. Certo che la solitudine non è quello che vorrei dalla vita, ma è un prezzo che sono disposta a pagare se la moneta di scambio è la mediocrità o l'ipocrisia. Non me ne frega di avere un uomo che pende dalle mie labbra, non me ne frega di un uomo che mi porti a fare la spesa. Se volevo un maggiordomo me lo compravo a rate. Quello che voglio è un Uomo da amare, e STIMARE, dal quale imparare, con il quale fare la spesa, che in due è più divertente e che se ogni tanto pende dalla mie labbra, o meglio ancora le bacia, mi fa contenta.


Quando ero piccola mi dicevano sempre "quello che conta è il quadro, non la cornice". Ecco, poi finisce che agli insegnamenti che ti propinano da bambina, ci credi anche. Voglio un quadro! Se non posso averlo, lascio anche la cornice grazie, e magari mi compro una stampa low cost all'ikea. Di grande effetto, di nessun valore, ma che finchè regge da molto l'idea di "Casa". E sarà anche essere maschile, e sarà anche castrante... lo è per chi non accetta le sfide. Sono un osso duro, ma consapevole che posso dare tanto. Qualche settimana fa, parlando con un amico, ho detto che la mia anima non è in vendita, non è un prodotto che possono trovare tutti sul mercato. Lui mi ha guardato quasi stupito. Adesso c'è questa foga di farsi accettare sempre e comunque, di essere così esistenzialmente veri. Ecco, non seguo mai le mode.


Quello che ho dentro, quello che so dare è tanta roba (come direbbe Lapo) e non sono disposta a venderla al miglior offerente su E-bay. Mi hanno sempre affascinato i "contrasti" nelle persone. Caratteri spigolosi che nascondevano anime dolci, o donne delicate con una forza degna dei migliori lottatori di sumo. Uomini virili con occhi pieni di tutte le poesie che non potrò mai leggere. Uomini delicati ma con un'intelligenza disarmante. Si finisce sempre per dare etichette che ci semplificano la vita, che ci fanno dire "ecco ho capito come sei". Ecco... fatemi capire come sono, voi che sapete affibiarmi un codice a barre e mettermi nello scaffale giusto, perchè io non so niente, non saprò niente, non posso pensare di sapere niente... ma ho in me tutto il sapere del mondo (vabbhè pessoa chiudi un occhio no?).



venerdì 27 luglio 2007

Perchè la gente fa fatica a salutarsi? Ah si fa caldo. E già siamo stanchi, sai le ferie che sono qui, ma manca ancora l'ultimo passo. Bhè certo, ovviamente certo, meglio entrare in ufficio e non filare nessuno che, si sa, dire buongiorno, potrebbe causare uno svenimento da affaticamento. Si si, ma va bene lo stesso, se nei marciapiedi ci urtiamo e sia mai che diciamo "scusi". Tanto li fanno apposta no? Come gli autoscontri! E' che io son fatta strana, mi affatico di più a far la cafona... E comunque BUONGIORNO!


giovedì 26 luglio 2007

HO PRESO UNA SAGGIA DECISIONE!


Bene dopo l'ennesimo effetto collaterale dei farmaci che mi sto ingollando e dopo essere stata usata come succedaneo di una pallina da flipper dai "dottori", ho preso una saggia decisione.


E' da gennaio che mi sento diagnosticare le patologie più fantasiose, roba che theme hospital ci fa una pippa! A gennaio avevo la "febbre fredda" per la quale mi hanno prescritto una cura a base di 12, e dico 12, giorni di antibiotico + lo sciroppino + antinfiammatorio. Risultato? Stavo male come prima ma in compenso ho perso completamente la voce dalla sera alla mattina. Al chè mi hanno spedito di urgenza dall'otorino (detto Dott. House) il quale mi ha infilato uno specchio in gola senza passare dal via e dall'anestesia. Non contento c'ha messo anche una prolunga per arrivare giù che più giù non si può e poi mi ha guardato e mi ha detto "Sig.ra non vomiti". Lo stavo per picchiare, erano mesi che vomitavo ad ogni starnunto! Risultato ? Mi dice: ha la laringite!!! Dai? Genio!!!! Chiedersi a cosa è dovuta è chiedere troppo?


Continuando a stare male ho deciso di andare in clinica (80 euri!!!) e l'ottorino che sembrava Zichici mi pianta una sonda nel naso e scende fino in gola. Direi che iniziare un sabato mattina così, rende vana ogni ulteriore pratica sadomaso serale. Risultato? Diagnosticano reflusso gastrico. Ok. Si scopre così che i farmaci che avevo preso per l'inestente e fantasiosa febbre fredda avevano peggiorato la condizione del mio già fottutissimo stomaco. Mi curo per 4 settimane, giù farmaci che è uno spettacolo. Pare che la situazione migliori. Nel frattempo inizio a sentirmi uno straccio moralmente e fisicamente. Non è bello vomitare praticamente ad ogni pranzo/cena o incazzatura di sorta. Si si probabilmente sono stressata. Mi doppo con le vitamine (che si sa aiutano tantissimo chi vuole perdere peso). Decido di rimettermi in forma, vado a correre..... svengo, mi maciullo un braccio sull'asfalto. Neanche un cane che mi raccoglie, mi riprendo da sola e da sola torno a casa. Tutto questo aiuta tantissimo il mio buon umore! Quando inizio a riprendermi tadaaadaaaa riprende lo stomaco a far girare le palle. Nausee, dolori, vomito neanche a dirlo, mi decido ancora e vado in clinica (105€). Il gastroenterologo mi da una cura per 8 settimane. Mi dicono che devo cercare di rilassarmi, non subire stress. Non cambia niente, vomito più di prima. Scopro che la cura che mi ha dato provoca (oltre ad alcuni fastidiosissimi effetti collaterali)


VOMITO, NAUSEA, VERTIGINI, DEPRESSIONE.


Quindi mi stanno curando dal vomito da stress e mi danno una cura che provoca VOMITO e DEPRESSIONE. Tutto a posto! Sta mattina mi son venute in mente le parole della nonna quando le dissero che aveva davanti a sè solo 6 mesi di vita, da passare tra farmaci e diete. Lei ci guardò e, dall'alto della sua saggezza da campagna veneta, disse:


MORTA MI, IN C..O CHI RESTA


Non prese medicine, partì per il veneto portando scorte di pan biscotto e salame all'aglio. Nonna visse altri 5 ANNI e morì per una complicazione da pleurite non collegata alla sua malattia. Quindi, da oggi niente più pasticche, vedo di godermi questa imminente vacanza, mi faccio tornare il buon umore e poi chi avrà le palle per sopportarmi forte e sana sarà il benvenuto, chi invece considera la Laura sana una donna "castrante" ... bhè può sempre farsi un bel check up dai dottori da me caldamente consigliati che risolvano i loro guai! hahaha