Il Dottore del Fiume è stato dapprima nero su bianco su di un monitor grigio. Erano parole e ancor prima la luce di una finestra che si accende "Il Dottore del fiume è on line" . C'erano le parole, che che non emettevano un suono ma riempivano quel silenzio di parole incolori che producevano solo rumore. Arrivano la serata tardi dopo la corsia d'ospedale, quella di "medicina interna" e quella di "questa storia non ha più senso".
Poi le parole sono diventate una voce, al giovedì, che raccontavano di un mondo che mi apparteneva, in un dialetto che amavo e mi raccontavano di lui e del mio Fiume. Quanti messaggi "come sta il fiume oggi?" e la nebbia o il sole di cui mi parlava, erano il suo cuore e il suo umore. Poi ci trovammo al mio paese, e la gioia e la stranezza di trovarci ad un tavolo, lui che sapeva tutto di me, fingeva di non saper nulla e mi accarezzava con lo sguardo quando io lo guardavo e cercavo quelle parole silenziose che mi avevano sostenuto in tutti quei mesi.
E poi quella notte, corsi in pigiama in giardino per parlare con lui "è finita" e lui che girava la macchina indietro e mi diceva "ho appena passato la frontiera, torno in Italia da qui non ti sento bene". Mi hai consolato e io non lo scorderò mai Dottore.
Ed è rimasto così, con un momento che sembrava Amore, ma che era solo una gran bella Amicizia. E mi ha presentato quella che sarebbe diventata sua moglie e io che dicevo "non fa per te, ma è la tua strada". La tua telefonata due anni dopo, "è finita" ed eravamo ancora noi due di nuovo a sorreggerci. E sempre così Dottore. Ed eri al mio matrimonio e so bene cosa pensi. E oggi leggendo Lapo, mi è venuta voglia di un pic nic, noi quattro sul nostro Fiume.